Altro che “generazione sdraiata”: cosa ci insegnano i giovani imprenditori di domani

Il 4 e 5 giugno Roma ha ospitato le finali nazionali dei Campionati di Imprenditorialità organizzati da JA Italia, una delle più importanti iniziative dedicate allo sviluppo delle competenze imprenditoriali tra i giovani.

 

Tra i membri della giuria era presente anche Claudia Paoletti, Managing Partner di Kilpatrick Executive, chiamata a valutare i progetti presentati da decine di team provenienti da tutta Italia. Un’occasione unica per osservare da vicino le nuove generazioni, il loro approccio all’innovazione e il modo in cui interpretano il futuro del lavoro.

 

Per chi opera nel mondo dell’executive search, eventi come questo rappresentano molto più di una competizione scolastica. Ogni giorno Kilpatrick Executive affianca aziende e organizzazioni nell’identificazione dei leader che guideranno il cambiamento nei prossimi anni. Osservare giovani che si confrontano con business plan, presentazioni, strategie di mercato e sfide imprenditoriali significa osservare in anticipo le competenze che caratterizzeranno la leadership del futuro.

 

In un contesto economico in cui le aziende parlano sempre più spesso di talent shortage, competenze trasversali e trasformazione del lavoro, iniziative come quelle promosse da JA Italia assumono un valore strategico. Non si tratta soltanto di insegnare ai ragazzi come creare un’impresa, ma di sviluppare capacità fondamentali come il problem solving, la comunicazione, la collaborazione, la resilienza e l’attitudine all’innovazione.

 

Al termine dell’evento abbiamo chiesto a Claudia di condividere le sue impressioni su quanto visto durante le finali e su cosa queste esperienze possano insegnare alle aziende, alle istituzioni e ai professionisti delle risorse umane.

Group photo of participants, judges and organizers attending the JA Italia Entrepreneurship Championships finals in Rome.
Partecipando ai Campionati di Imprenditorialità hai visto centinaia di giovani mettersi alla prova come imprenditori. Quanto è importante, oggi, stimolare fin dalla scuola una mentalità imprenditoriale?

È fondamentale e rappresenta una necessità strategica per il futuro del nostro Paese. Durante l’evento ho percepito una passione straordinaria, non soltanto da parte degli studenti ma anche dei docenti che li hanno accompagnati in questo percorso. L’imprenditorialità non dovrebbe essere considerata un’attività extracurricolare riservata a pochi studenti particolarmente motivati. Dovrebbe diventare parte integrante del percorso formativo.

 

Sviluppare una mentalità imprenditoriale significa insegnare ai giovani ad assumersi responsabilità, a trasformare le idee in progetti concreti, a gestire l’incertezza e a trovare soluzioni ai problemi. Sono competenze che saranno preziose indipendentemente dalla carriera che sceglieranno di intraprendere.

Molte aziende lamentano una carenza di competenze tra i giovani. Pensi che il problema sia davvero una mancanza di capacità o piuttosto una difficoltà nel creare occasioni concrete per svilupparle?

Il talento esiste e le giornate di Roma ne sono state una dimostrazione evidente. Ho visto ragazzi capaci di lavorare in squadra, di affrontare problemi complessi, di mostrare visione e determinazione. In molti casi ho osservato anche una forte componente empatica e una notevole capacità di ascolto.

 

Naturalmente ci sono aspetti che richiedono ulteriore sviluppo, come la capacità di improvvisare o di uscire dalla struttura della presentazione preparata. Ma è normale: parliamo di giovani che stanno muovendo i primi passi nel mondo professionale degli adulti.

 

La vera differenza la fanno le opportunità. Tutti i team arrivati in finale hanno ottenuto una vittoria importante perché hanno vissuto un’esperienza concreta, si sono confrontati con coetanei provenienti da tutta Italia e hanno ricevuto feedback da manager e professionisti. Quando diamo fiducia ai giovani e creiamo contesti di crescita, i risultati arrivano.

Come professionisti dell’executive search, quale responsabilità hanno aziende come Kilpatrick nel trasferire conoscenze, esperienze e strumenti alle nuove generazioni?

La nostra responsabilità è significativa. Nel nostro lavoro incontriamo ogni giorno leader, imprenditori e manager che guidano organizzazioni complesse. Abbiamo quindi il privilegio di osservare quali competenze fanno realmente la differenza nel mondo del lavoro.

 

Non possiamo limitarci a individuare il talento quando è già maturo. Dobbiamo contribuire a costruire ponti tra scuola, università e aziende, aiutando i giovani a comprendere le dinamiche del mercato e a sviluppare le competenze che saranno richieste nei prossimi anni.

 

Investire sulle nuove generazioni significa investire sulla qualità della leadership futura.

Tra tutte le competenze che hai osservato nei ragazzi, quali soft skills ritieni saranno più determinanti per il successo professionale nei prossimi anni?

Nel valutare i progetti ho cercato di guardare oltre la qualità tecnica delle idee. Mi sono concentrata soprattutto sul modo in cui i ragazzi comunicavano, collaboravano e reagivano alle difficoltà.

 

Le competenze che mi hanno colpito maggiormente sono state la capacità di lavorare in team, la comunicazione efficace, il problem solving e la gestione della pressione. Ho osservato ragazzi capaci di affrontare domande complesse da parte della giuria mantenendo lucidità e spirito costruttivo.

 

Queste competenze saranno sempre più decisive in un mercato del lavoro caratterizzato da cambiamenti rapidi e continui e poco pianificabile.

Si parla spesso di intelligenza artificiale, ma quanto conteranno qualità come resilienza, curiosità e spirito di iniziativa? Stiamo investendo abbastanza?

In un contesto sempre più influenzato dall’intelligenza artificiale, le qualità umane diventano ancora più preziose. La curiosità, la resilienza, l’iniziativa personale e la capacità di adattamento rappresenteranno un vantaggio competitivo difficilmente replicabile dalla tecnologia.

 

Allo stesso tempo, durante l’evento è emerso un tema che merita attenzione: il livello di inglese. Molti team hanno incontrato difficoltà durante le presentazioni e nelle sessioni di domande in lingua. In un mercato globale, la conoscenza delle lingue non può più essere considerata un elemento accessorio. È una competenza fondamentale che consente di valorizzare pienamente il proprio talento.

Quale ruolo possono giocare manager ed executive nel fare da ponte tra il mondo della formazione e quello del lavoro?

Un ruolo essenziale. I giovani hanno energia, competenze digitali e una visione moderna del mondo, ma hanno bisogno di punti di riferimento che li aiutino a trasformare il potenziale in risultati concreti.

 

Manager ed executive possono svolgere una funzione di mentorship preziosa, condividendo esperienze, errori, competenze e prospettive. È proprio questo il valore che portano i volontari di JA Italia nelle scuole: offrire ai ragazzi un contatto diretto con il mondo professionale e con chi ne conosce dinamiche e sfide.

Guardando ai progetti presentati, c’è qualcosa che ti rende ottimista sul futuro della leadership in Italia?

Assolutamente sì. Mi ha colpito in particolare l’attenzione spontanea che molti ragazzi hanno dedicato a temi come sostenibilità, inclusione e impatto sociale. Non si tratta di argomenti affrontati per moda, ma di valori che sembrano realmente integrati nella loro visione del futuro.

 

Ho visto giovani convinti delle proprie idee, desiderosi di costruire qualcosa di concreto e pronti a mettersi in gioco. È difficile conciliare questa realtà con l’immagine della cosiddetta “generazione sdraiata”.

 

Inoltre, come socia AIDDA, è stato particolarmente incoraggiante vedere così tante ragazze avvicinarsi al mondo dell’imprenditorialità con sicurezza e determinazione. È un segnale positivo per il futuro della leadership femminile e dell’autonomia economica delle donne.

Se Kilpatrick potesse lasciare un solo insegnamento ai giovani che oggi si affacciano al mondo del lavoro, quale dovrebbe essere?

Credere nelle proprie idee, ma prepararsi ad affrontare il mondo con una prospettiva internazionale.

 

Il talento è importante, ma da solo non basta. Deve essere accompagnato da studio, competenze tecniche, apertura mentale e capacità di confrontarsi con persone e culture diverse. Fare rete, costruire relazioni e accettare il confronto con professionisti più esperti sono elementi fondamentali per crescere.

 

Le opportunità nascono spesso dall’incontro tra preparazione, curiosità e coraggio. Ed è proprio da queste caratteristiche che nasceranno i leader e gli imprenditori che guideranno l’Italia di domani.

Una lezione che va oltre la competizione

I Campionati di Imprenditorialità non rappresentano soltanto un’occasione per premiare le migliori idee. Sono soprattutto una dimostrazione concreta di ciò che può accadere quando ai giovani vengono offerte fiducia, strumenti e opportunità per mettersi alla prova.

 

Come professionisti che ogni giorno osservano l’evoluzione del mercato del lavoro e della leadership, siamo convinti che il futuro non si costruisca aspettando che il talento emerga da solo, ma creando le condizioni affinché possa svilupparsi. Le competenze tecniche continueranno ad evolversi, così come le tecnologie e i modelli di business. Ciò che farà davvero la differenza saranno la curiosità, la capacità di collaborare, il coraggio di sperimentare e la volontà di imparare continuamente.

 

Esperienze come quella promossa da JA Italia ci ricordano che il futuro della leadership è già presente nelle nostre scuole. Sta a tutti noi – aziende, istituzioni, professionisti e manager – contribuire a coltivarlo, accompagnarlo e valorizzarlo.

 

Perché i leader di domani non nascono per caso: crescono grazie alle opportunità che scegliamo di creare oggi.

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